nottenera

25  05 2008

genova

genova che non c’è per le strade,
che ti lascia sola, la notte coi tuoi pensieri, che si snodano tra le pieghe tortuose delle case, tra l’acciotolato sconnesso.
e allora esci
e rifletti
pietra dopo pietra.

non ti ho mai abbandonato
e mi ritrovo qui a chiedermi che ci faccio, se tutto questo ha ancora un senso,
se un senso ce l’ha seminare parole in un vento che non risponde mai e buttare energie su un fuoco che nessuno si ricorda mai di attizzare.
genova è la città delle risposte perdute,
o forse mai arrivate
quelle esistenziali,
ma soprattutto quelle collettive,
invisibili, mute, impotenti,
disperse in un magma insignificante di piccole scissioni
e di contenuti inesistenti.

questo è il paradosso, la follia di pietra che qui si concretizza:
magnifici labirinti in cui perdersi
ma deserti d’incontri
che vivono l’estemporaneità di un abbaglio
e poi ti lasciano sola a rimuginare sul perchè quello che hai visto, nel miraggio dell’ebbrezza, sfiorando la felicità, è svaporato al risveglio.

labirinti perversi
che cercano di farti dimenticare con la lusinga della loro bellezza
quanto una vita, da sola, a sè non basti
quanto sia misera un’esistenza che non conosce la condivisione nella rivolta.

città amara,
che ti strozza la gola
che ti costringe al rimpianto
e alla rabbia
per una mediocrità umana senza scampo
per l’abbandono di ogni prospettiva vissuta e condivisa
quel rimpianto e quella rabbia che dovrebbe incendiare le strade
e che invece annienta i tuoi giorni,
che ti fa bruciare l’anima
e la riduce in cenere
senza che nulla
che valga la pena
sia stato COSTRUITO
e condiviso.

genova è una città ironica,
una costante negazione
in cui la libertà l’assapori
senza poterla mai gustare,
in cui la gente ha ancora una faccia
ma non ha parole per potersi incontrare.

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